Per decenni le donne all’interno delle mafie tradizionali sono state relegate principalmente a ruoli familiari, garanti dell’onore e dell’omertà. 💰 Negli ultimi vent’anni, con l’arresto di molti boss e l’espansione dei traffici internazionali, hanno però assunto ruoli di rilievo: gestiscono patrimoni, curano investimenti e riciclaggio, diventando figure centrali anche nelle mediazioni interne ed esterne ai clan. Nelle imprese sequestrate alle mafie, la quota di azioniste o socie donne è abbastanza alta: nel settore ristorazione/ospitalità il 52% delle imprese sequestrate ha almeno una donna socia, nel commercio all’ingrosso/ dettaglio il 38%,in edilizia 28,5%.
Il cuore del dibattito è se questa hashtagascesa mafiosa della donna possa qualificarsi come un’autentica hashtagemancipazione: la risposta non è univoca. Sul piano operativo è innegabile che oggi molte donne hanno conquistato maggiore hashtagautonomia decisionale e hashtagpotere economico; sul piano dei diritti e della soggettività, però, il quadro resta critico.
📉 Le analisi e gli studi rilevano che questa hashtagevoluzione, sin ora, non ha rappresentato una vera hashtagemancipazione: la loro autonomia resta vincolata esclusivamente alle logiche hashtagpatriarcali e hashtagcodici d’onore mafiosi. In questi casi è opportuno parlare piuttosto di una “pseudo-emancipazione” unicamente finalizzata alla sopravvivenza e alla continuità dell’organizzazione.
↗️ Questa ambivalenza è centrale per comprendere la realtà del fenomeno. Le mafie non sono organismi statici: si rigenerano, si reinventano e si adattano alle contingenze, sfruttando la hashtagglobalizzazione dei traffici illeciti, le nuove hashtagtecnologie e le lacune normative per consolidarsi ed espandersi.
Esse possiedono un “codice genetico” che le permette di mutare e hashtagrigenerarsi costantemente, proprio come un organismo vivente che evolve per garantirsi la hashtagsopravvivenza. La sua essenza profonda è quella di adattarsi a ogni contesto e situazione pur di continuare a esistere. L’affermarsi di donne in posizioni direttive va quindi letto come prova di mutamento tattico e di riposizionamento interno, non come prova automatica di emancipazione.
Dal punto di vista del hashtagcontrasto, questa complessità impone risposte articolate, occorrono politiche preventive e di inclusione, programmi di fuoriuscita, protezione delle vittime e testimoni, interventi contro la cooptazione economica e all’isolamento sociale, pensati con una prospettiva sensibile al hashtaggenere e ai contesti locali.
↗️ Misure che combinino hashtagrepressione, hashtagprevenzione e hashtagrecupero sociale.
Riconoscere la mafia come un fenomeno umano, capace di rigenerarsi e di riorganizzarsi, è il primo passo per elaborare misure di contrasto efficaci e per smantellarne la rete di relazioni che ne alimentano la forza.
📚 Sulla Rivista di novembre de “IL FINANZIERE” trovate l’articolo integrale.
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