✴️ La Fondazione Artemisia, presieduta da Mariastella Giorlandino con il patrocinio del Senato della Repubblica, ha organizzato l’evento di presentazione del libro “Il Mercato del Ventre” del magistrato Giuseppe Cricenti, edito dalla Casa Editrice Rubbettino.
A testimoniare il valore sociale e culturale dell’iniziativa erano presenti molti esponenti del mondo medico-scientifico, giuridico, mediatico ed istituzionale.
📖 Nel libro l’autore analizza le dimensioni etiche, sociali e giuridiche della maternità surrogata, sfatando alcune idee comuni (ad esempio che sia una pratica antica o che derivi direttamente da un presunto “diritto a procreare”).
Cricenti richiama la necessità di limitare la logica del mercato quando tocca beni umani fondamentali (come la maternità e la procreazione), sottolineando che alcune decisioni – legate al concepimento, alla gestazione e alla filiazione – non possono essere affidate unicamente alle forze economiche o ad un contratto tra privati.
L’autore evidenzia la necessità di salvaguardare il diritto del nascituro, proteggere la dignità della gestante, e prevenire le forme nascenti di sfruttamento e diseguaglianza che si insinuano anche nella surrogazione “altruistica”. Egli sollecita un’etica normativa più forte, cioè regole che non lascino tutto alla discrezionalità individuale o al mercato, ma che riconoscano che il “mercato del ventre” ha limiti che non possono essere superati senza impoverire la dimensione umana.
💓 L’intervento della psicologa e saggista Mariarita Parsi è stato particolarmente emozionante, la scrittrice ha sottolineato l’importanza del legame tra la madre ed il nascituro, che germoglia sin dal concepimento, ed ha citato le parole di Erich Fromm nel suo libro “Anatomia della distruttività umana”: «la madre è … in tutte le angosce di morte». L’essere umano vive con una angoscia esistenziale di fondo, legata a questioni sulla vita, quali la sua finitezza, la morte e la perdita di radici. In questo scenario la figura materna rappresenta uno dei primi punti di attacco, o meglio di rifugio, in cui l’individuo può cercare consolazione nel momento in cui la propria individualità, vulnerabilità o mortalità diventano troppo gravose. Se questo punto di riparo non è sicuro o non si trasforma in autonomia, l’angoscia di base si aggrava.
📎➡️Questo illuminante libro, dunque, è un invito a riflettere criticamente su un tema delicato e profondo, considerando il diritto del nascituro, la dignità della madre surrogata e le implicazioni morali nel mercificare un gesto così intimo e profondo all’interno di un “mercato” controllato.
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